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L’ultima casa accogliente….

Ho sempre pensato alla famiglia come a Granburrone, “l’ultima casa accogliente” di Tolkien:

La sua casa era perfetta, che vi piacesse il cibo, o il sonno, o il lavoro, o i racconti, o il canto, o che preferiste soltanto star seduti a pensare, o anche se amaste una piacevole combinazione di tutte queste cose. In quella valle il male non era mai penetrato..

Un posto che non ti rinchiude, non ti obbliga, non ti trattiene… ma che è sempre li… immutabile e sempre presente, pronto ad accoglierti in qualunque momento. Un posto nel quale “il male non è mai penetrato”.

Sono perfettamente consapevole che questo non è assolutamente lo scenario che si presenta in molte famiglie ma questo non significa che non sia quello che dovrebbe essere. Almeno secondo il mio punto di vista.

Ed è questo che dovrebbe essere… tendere ad essere… essere aiutata ad essere… la famiglia. Il rifugio sulla montagna più aspra dal quale parti per avventurarti nella natura ostile e al quale torni stanco, provato… e ogni volta più “grande”.

Il fortino dal quale partire per combattere le battaglie più dure, senza sapere se sopravviverai a quello che la vita ha in serbo per te, ma sapendo che SE sopravviverai … non importa quanto profonde saranno le tue ferite… avrai un posto dove tornare per farle guarire.

Lo studio , la biblioteca, il laboratorio dal quale intraprendere nuove ricerche e nel quale riportare le cose orribili o meravigliose che hai scoperto.

Un posto dal quale partire… e un posto nel quale tornare.

E se un giorno quella casa venisse distrutta, o peggio, invasa dal male non mi rassegnerei a vederla morire. Mi impegnerei a ricostruirla non solo per me… ma per tutte le persone che sono partite da quel rifugio e che sono sparse nel mondo e che fanno affidamento su “un ultima casa accogliente”.