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Il Natale e la felicità prossimale…

Che cosa banale e stupida è il Natale. Di fatto una Festività bistrattata è svuotata di ogni valore originale. Potremmo definirla “usurata” dall’uso e abuso che ne hanno fatto negli anni multinazionali , ipocrite istituzioni pseudo umanitarie, monotoni profeti e sarcastici detrattori.

O no ?

Dimentichiamoci per un attimo il Natale ed estendiamo il concetto a qualunque festa. Anche un semplice compleanno… o un matrimonio.

Ha senso festeggiare quando le persone a te vicino soffrono ? Ha senso festeggiare “per forza” ?

Come puoi essere felice se chi ti circonda non lo è ? Puoi costringerle a sembrare felici, giusto perché non disturbino troppo la tua felicità. Oppure puoi allontanarle, nasconderle, ignorarle…

Ma quanto potrà durare questa “apparenza di felicità”. Per quanto tu sia egocentrico ed egoista l’unico modo per impedire che lo stato di malessere delle persone che ti circondano ti contagi o comunque influenzi il tuo senso di benessere sarebbe vivere come un eremita in cima ad un monte… lontano da ogni contatto umano.

Stai lontano da tutti e sarai felice (ops… ammesso che tu stesso sia felice…) . Altrimenti scatterà la terribile legge della “felicità prossimale”.

Non nego che un po di sano “isolazionismo” sia un buon rimedio a situazioni di intolleranza o allergia alle relazioni sociali. Ma credo che rappresenti solo un trattamento sintomatico.

Che lo si voglia o no, a meno di non darsi all’ascesi e all’eremitaggio, la nostra felicità dipende da quella del nostro prossimo ( non è colpa mia se gli ecclesiastici si sono già impadroniti di questo aggettivo ! è semplicemente perfetto per descrivere il concetto).

Ma torniamo alla domanda… è giusto festeggiare quando qualcuno accanto a te soffre  ? Non è forse un “offesa” alla sua sofferenza. Una forma di indelicatezza ?

Forse si… se il tuo festeggiare si trasforma in auto-celebrazione. Se non è conviviale. Se non comprende il concetto della felicità prossimale. Se il tuo star bene non dipende da quanto stanno bene le persone intorno a te … allora forse è bene non festeggiare.

Ma immaginiamo, solo per un attimo, che il tuo concetto di festa stia nella condivisione di un momento felice. Che la tua soddisfazione sia nel sorriso del tuo “prossimo” o , più egoisticamente, nella tua capacità di creare felicità negli altri. E conseguentemente presupponendo di essere in grado di fare felici (o anche solo di rendere leggermente più felici) almeno altri due individui “prossimi”  applicare questo schema in modo esponenziale  a 2, 4,8, 16, 32 ecc. individui.

Avete una vaga idea del potenziale di questo semplicissimo schema ? Una volta compreso e applicato potrebbe diventare una bomba di felicità… un sisma di positività… un onda di speranza (più o meno fondata… ma non divaghiamo). L’onda potrebbe perfino fare il giro e tornare da voi !

Magari non tutti sono capaci di trasmettere un po di positività ad almeno altri due individui. Magari non tutti gli individui possono essere colpiti dalla festa perché troppo a lungo e troppo a fondo sprofondati nella disperazione.

Ma magari no ….

La teoria della “felicità prossimale” trova la sua massima espressione nel Natale. E non in ciò che il Natale dovrebbe rappresentare da un punto di vista religioso o commerciale. Ma da ciò che un evento come questo (chiamiamolo Natale ma potremmo benissimo chiamarlo “Macedonia di Frutta” se ci fa piacere) è antropologicamente in grado di causare.

La forza del Natale non è in come lo si rappresenta, ma in come lo si vive. Non è un obbligo da ottemperare ma un occasione da cogliere.

Se avete ancora un po di forza e coraggio per farlo…

Festeggiate il natale !